mdi ensemble
Yoichi Sugiyama   
direttore

Due aree espressive parallele si delineano nella musica che ho scritto fino a questo momento: la tendenza ludica e l’inclinazione meditativa. La prima riguarda brani in cui vorrei scorgere teatralità ironica, certe sfumature del grottesco e propensione al groove (5, 7, 11 e Questo è un gruppo e pace); la seconda si trova in composizioni orientate alla ricerca del gesto gentile e intimista (Esistere lago, nulla e un tempo e altri brani non presenti in questo CD). In ambedue le personalità musicali si ritrovano degli elementi comuni, come la volontà di cercare una personale retorica musicale, l’espressione diretta e la smania d’evitare il senso di decadenza. Le implicazioni dell’espressione diretta sono la concisione, la comunicazione esplicita, la trasparenza strutturale e l’inclinazione verso equilibri formali classici. Questi propositi mi hanno aiutato a comprendere quant’è difficile approdare ad architetture semplici. Quanto all’espressione decadente, l’ho sentita in musiche che mi trasmettono un senso di disfacimento negativo, e in Germania l’ho percepita nelle sue forme più lampanti: dai grattati e sfregamenti sugli strumenti musicali in concerti noise berlinesi alle vetrine dei sexy shop di Francoforte, dove non c’era niente che non fosse graffiante e doloroso. Nulla da ridire su tutto questo, ma a partire da un certo momento ho pensato che se avessi avuto idee musicali sadomaso le avrei legate a una percentuale di divertissement, come a volerle diluire nel gioco, oppure le avrei tradotte in movenze garbate.

Nei brani con elettronica, la mia aspirazione è far percepire che la musica è scritta “ora”, nel momento in cui la realizzo. Vorrei avere questa esigenza anche tra molti anni, quando parafrasando Picasso avrò intuito che occorre molto tempo per diventare giovani. Mi capita d’ispirarmi al mondo della musica elettronica con tendenze ritmiche. Ho iniziato a farlo nel 1999, con uno studio per flauto ed elettronica, e ancor di più con 5, scritto nel 2002. In conservatorio ho spesso a che fare con dj/producer, appassionati di synth pop, cultori dell’experimental techno e così via. Tutto ciò non può non influire, almeno in parte, su ciò che scrivo. L’elettronica dei miei brani è spesso concepita come elemento sincronico. Le strutture ritmiche sono caratterizzate da ciò che chiamo espressione digitale, dove la parola “digitale” non è intesa soltanto nella sua accezione comune, ma come forma espressiva fatta di ritmi quantizzati che “spaccano” il millisecondo. Proprio tale accuratezza del flusso temporale dovrebbe far scaturire l’espressione digitale. L’elettronica è sovrapposta o agganciata agli strumenti dal vivo per restituire un sound tendenzialmente “geometrico”, rettilineo, assimilabile a figure digitali discretizzate. Attraverso i suoni sintetici e le elaborazioni elettroniche, dunque, cerco di delucidare il senso dell’articolazione ritmica.

In vari momenti di 5, 7, 11 e Questo è un gruppo e pace vi sono strutture a incastri. Per indicare alcune idee basilari di tali brani, si potrebbe parlare di “segmentazione ritmico-dialogica”: tra uno strumento e l’altro s’instaurano rapidi scambi gestuali di matrice ritmica, vi sono azioni/reazioni tra gruppi di note (o tra note e timbri), dialettiche ironiche e fulminee tra frammenti sonori che si completano a vicenda. Esistere lago, nulla e un tempo sviluppa invece idee speculari a quelle appena esposte: unione più che frammentazione, quiete anziché frenesia… Forse la duplicità caratteriale citata all’inizio è un modo inconscio per generare l’idea di opposti che si completano, come a voler richiamare la figura di un tao musicale.

Non volendo dare riferimenti circostanziati ai titoli, ho utilizzato numeri che identificano i brani, come 5, 7 e 11. Vi sono anche titoli non numerici di stampo vagamente dadaista che nascono dall’attrazione per il nonsense. Si tratta di frasi concepite come piccole composizioni di parole: il significato non ha la priorità nella scelta dei termini, come se ogni singolo vocabolo fosse una nota o un timbro.

Concludo elencando quasi di getto ciò che potrebbe aver influenzato le composizioni che scrivo: il carattere della musica strumentale italiana del Sei e Settecento, i quadri di Klee e Mirò, il relativismo, il sampling, i disegni colorati dei bambini, le illustrazioni allegre di Jacques Callot, l’elettronica IDM, il sequencer MIDI, le foto di Wilhelm von Gloeden, l’ironia di Rossini, gli scritti dadaisti di Tristan Tzara, certi paesaggi scomparsi…

Emanuele Casale

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