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Stefano Gervasoni "Antiterra"
CD Aeon AECD 0866

Amadeus (maggio 2009)
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Nel privilegiato rapporto con il testo poetico risiede parte importante della produzione di Stefano Gervasoni (natali bergamaschi, ma residenza parigina da moltissimi anni). Se in altra circostanza l’attenzione era stata dedicata a Ungaretti, Rilke e Beckett, in questo caso ci si concentra sui testi degli americani Emily Dickinson e Philip Levine, rispettivamente nei brani per voce e strumenti Last Bee (2003) e Godspell (2002). Proprio quest’ultima composizione, suddivisa in cinque differenti movimenti, rischia di farsi notare come una delle pagine più espressive di Gervasoni, soprattutto per una felice simbiosi che si produce con delle parole, nel caso di Levine, nate per una dimensione altamente gestuale come quella del reading. La musica sa quindi raccogliere la sfida lanciata da brevi poesie ruvide, dal tratto esistenzialista. Oltre ai brani vocali, tre pezzi da camera: An (1989), Animato (1992) e Antiterra (1999), che godono anch’essi di riferimenti letterari. Curioso il sottotitolo della prima, che recita quasi una serenata con la complicità di Schubert, alludendo a mimetiche citazioni del viennese. Un altro rapporto dialettico caro all’autore è la consapevole applicazione delle relazioni espressive stimolate dal nesso suono / silenzio, secondo una sensibilità che è possibile collegare al puntillismo di scuola post-weberniana. Meriti interpretativi non scontati vanno all’ensemble mdi, che riesce sempre a muoversi con nonchalance e senza alcuno scivolamento sui terreni spigolosi dei registri iperacuti, prediletti dal compositore.

Michele Coralli


Dissonance n.104 (dicembre 2008)
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STEFANO GERVASONI IN LINEA CON I PIÚ GRANDI
L'originalità e l'economia di mezzi della scrittura strumentale di Stefano Gervasoni (nato nel 1962), il vigore aforistico ed il potere evocatore delle sue opera vocali, intercalate da silenzi, fanno di lui l'erede delle grandi figure radicali della musica della fine del XX secolo, come Gyorgy Kurtag, Luigi Nono, Niccolò Castiglioni (con cui ha studiato a Milano) e Salvatore Sciarrino.
Ci si augurava da tempo che gli venisse dedicato un nuovo disco monografico dopo quello pubblicato nel 1997 nella collezione Musique francoise d'aujourd'hui che raccoglieva opera strumentali e vocali della metà degli anni '90 (Parola, le Poesie francesi ed il concerto per viola) interpretate dall'ensemble Controcanto diretto da Emilio Pomarico.
E' ora realtà con la pubblicazione di un album veramente notevole proposto da AEON e da musicisti collaboratori di mdi ensemble, un giovaneensemble milanese fondato nel 2002 al debutto discografico.
Al centro del programma si trovano tre opere collegate - An per cinque strumenti (1989), - Animato per otto strumenti (1992) ed Antiterra per dodici strumenti (1999) - opere che condividono uno stesso materiale, uno stesso gusto per la sorpresa e della sua reintegrazione nella forma, una identica maniera di progredire per tangenti.
Benché costruita da un numero variabile di effettivi (ai sei strumentisti di mdi ensemble si aggiungono sino ad altri sei musicisti) la musica risultante di questo disco si percepisce anzitutto come fosse musica da camera, nella quale le inflessioni più minute e le risonanze che introducono ai silenzi contano come i momenti pieni ed energici in cui la scrittura si sincronizza, coagula e proietta.
Come fa rilevare Philippe Albèra, che posiziona la traiettoria estetica di Gervasoni sotto gli auspici di Webern la trasparenza della sua scrittura  " è costantemente violata da processi discreti, talvolta appena percettibili " che conducono a paradossi: " l'immagine sonora iniziale appare spesso in una forma ed equilibrio perfetti, come se essa non fosse il punto d'inizio della composizione, ma quello d'arrivo " (Stefano Gervasoni : Parcours de l'oeuvre -, http://brahms.ircam.fr/composers/composer/1424/workcourse/,2007).
E' precisamente un paradosso di questo tipo che il compositore scava in Epicadenza per percussioni, per doppio trio e cymbalon (2004) : l'opera è costruita come un discorso alla rovescia a partire dalla " coda di un opera che non esiste " - seguendo ancora Albèra, questa volta nel testo d'accompagnamento del libretto del CD.
Le quattro opere strumentali sono racchiuse tra due cicli vocali recenti : Least Bee per voce ed ensemble (1992-2003) che apre il disco e Godspell, sempre per voce ed ensemble (2002) che lo chiude.
Barbara Zanichelli,  Silvana Torto e gli strumentisti diretti da Sugiyama ne realizzano una lettura particolarmente sensibile, valorizzata da una registrazione e da un mixaggio che evita la secchezza e la dispersione senza tuttavia rendere una sensazione d'artificio.
Dalla prima opera, su testi di Emily Dickinson, all'ultima su testi di Philippe Lavin, si ritrovano i giochi sulla referenzialità che attraversa la serie di An… ed Epicadenza : da una parte l'auto-referenzialità delle cellule elementari indefinitamente variate all'interno di un movimento, e celle dei gesti vocali e strumentali caratteristiche che si ritrovano da un movimento o da un'opera ad un'altra ; d'altra parte la referenzialità musicale (frammenti di Schubert in An, le connotazioni jazzistiche in Godspell), ma anche testuali quando la carica poetica viene trasmessa alla musica seguendo scelte narrative.
Ma questa referenzialità è sempre differita - a meno che essa non sia sempre già passata. 
Non sono numerosi i compositori e gli interpreti che, come quelli che hanno costruito questo disco, si avvicinano con rispetto e pertinenza, alla frontiera al di là della quale la musica gesticola, troppo significante per poter essere ancora significativa.

Nicolas Donin


Le Monde de la Musique - 4 stelle
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Questi lavori recenti del compositore italiano Stefano Gervasoni sono per la maggior parte molto riusciti, alcune sorprendenti. Le opere vocali evocano la verve di George Aperghis.
Gli strumenti imitano la voce, glissano, si mantengono in piccoli ambiti raccolti. In più c'è anche una tentazione di estremo rigore, talvolta di minimalismo, che evoca Salvatore Sciarrino o anche Toru Takemitsu, per esempio in An, dove ciascun evento è separato dal resto da lunghi silenzi, il tutto in un universo talvolta perfino tonale.
Qui, come altrove, Gervasoni modella sino all'estremo i suoni, cerca timbri nuovi, dei legami inediti. Alcuni particolarmente riusciti, come all'inizio di Godspell, dove rasentano la genialità. La voce è intercalata da imitazioni “soffiate” dal violino come nella musica carnatica indiana e l'universo carnale  raggiunge una tale precisione che ne scaturisce l'impressione di un mito.
I musicisti, come testimoniato dalla precisione delle sincronizzazioni e dalla limpidezza delle  sfumature,  sono  impegnati e rendono magnificamente questo repertorio che deve assolutamente essere scoperto. 

Jacques Amblard


RES MUSICA (18 luglio 2008)
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Oggi riconosciuto sulla scena internazionale e nominato nel 2006 professore di composizione presso il Conservatorio Superione Nazionale di Parigi, Stefano Gervasoni, nato a Bergamo, mantiene profondi legami con l'Italia, suo paese natale; ne è testimonianza, questa felice collaborazione con l'ensemble milanese mdi ensemble, fondato nel 2002, in questa esecuzione di qualità esemplare. Una seconda monografia di questo compositore  46 enne – ci immerge nell'arcano di un pensiero originale e di un mondo sonoro insieme raffinato e poetico.
Fra le sei opere registrate in questo album, che esplora una quindicina d'anni di composizioni (dal 1989 al 2004) i due pezzi per soprano ed ensemble, Last Bee su testi di Emily Dickinson e Godspell su testi di Philip Lavin, riaffermano il legame molto forte che unisce la scrittura del compositore alla voce ed alla poesia: la relazione è qui di totale fusione tra le parole, che diventano pura sonorità. Ne deriva una ricerca tutta in delicatezza sul timbro degli strumenti sempre leggermente velati o alterati – continua nelle loro metamorfosi – per affinare l'emozione e fragilizzarne le risonanze talvolta sino al limite del silenzio. Questo ideale di trasparenza in Gervasoni, può indurre a disincarnare la materia, ridotta ad uno spettro fantomatico di giunzione con la quiete interiore e misteriosa di Emily Dickinson.
An, Animato ed Antiterra – legati da uno stesso prefisso – formano ora un ciclo nel quale un materiale comune viene sviluppato in termini di un effettivo strumentale sempre crescente a favore della corrispondenza che Gervasoni ama stabilire tra le sue opere. Ci sono sempre dei riferimenti poetici – Francis Ponge, Nabakov – che nutrono un discorso strumentale frammentato, rumoroso, proiettato ad irrompere nell'unità di un materiale sonoro come eroso dalle ripetizioni incessanti che fanno pattinare il movimento in una quiete ostinata ma come minata nel suo slancio.
La traeittoria di Antiterra è tale che l'energia primaria espressa dagli stridori luminosi dell'oboe è progressivamente minata dall'interno secondo un processo di decostruzione del materiale sonoro come attraversato dall'attrazione del nulla..
In Epicadenza, l'opera più recente e più sviluppata di questo album (2004),  Gervasoni si affida alle risorse infinite delle percussioni arricchite da un cymbalon, per cesellare le sue figure sparse, fluide e leggere: strato luminoso e risonante, sembra aspirare in un lento processo di emersione le sonorità lancinanti e velate, lontane ed inafferrabili del doppio trio archi e fiati: un mondo strano ed interiore che cattura l'ascolto, interroga, colpisce  e  spiazza, tutto in una volta.

Michèle Tosi




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