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Stefano Gervasoni "Antiterra"
CD Aeon AECD 0866


Le Monde de la Musique - 4 stelle
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Questi lavori recenti del compositore italiano Stefano Gervasoni sono per la maggior parte molto riusciti, alcune sorprendenti. Le opere vocali evocano la verve di George Aperghis.
Gli strumenti imitano la voce, glissano, si mantengono in piccoli ambiti raccolti. In più c'è anche una tentazione di estremo rigore, talvolta di minimalismo, che evoca Salvatore Sciarrino o anche Toru Takemitsu, per esempio in An, dove ciascun evento è separato dal resto da lunghi silenzi, il tutto in un universo talvolta perfino tonale.
Qui, come altrove, Gervasoni modella sino all'estremo i suoni, cerca timbri nuovi, dei legami inediti. Alcuni particolarmente riusciti, come all'inizio di Godspell, dove rasentano la genialità. La voce è intercalata da imitazioni “soffiate” dal violino come nella musica carnatica indiana e l'universo carnale  raggiunge una tale precisione che ne scaturisce l'impressione di un mito.
I musicisti, come testimoniato dalla precisione delle sincronizzazioni e dalla limpidezza delle  sfumature,  sono  impegnati e rendono magnificamente questo repertorio che deve assolutamente essere scoperto. 

Jacques Amblard


RES MUSICA (18 luglio 2008)
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Oggi riconosciuto sulla scena internazionale e nominato nel 2006 professore di composizione presso il Conservatorio Superione Nazionale di Parigi, Stefano Gervasoni, nato a Bergamo, mantiene profondi legami con l'Italia, suo paese natale; ne è testimonianza, questa felice collaborazione con l'ensemble milanese mdi ensemble, fondato nel 2002, in questa esecuzione di qualità esemplare. Una seconda monografia di questo compositore  46 enne – ci immerge nell'arcano di un pensiero originale e di un mondo sonoro insieme raffinato e poetico.
Fra le sei opere registrate in questo album, che esplora una quindicina d'anni di composizioni (dal 1989 al 2004) i due pezzi per soprano ed ensemble, Last Bee su testi di Emily Dickinson e Godspell su testi di Philip Lavin, riaffermano il legame molto forte che unisce la scrittura del compositore alla voce ed alla poesia: la relazione è qui di totale fusione tra le parole, che diventano pura sonorità. Ne deriva una ricerca tutta in delicatezza sul timbro degli strumenti sempre leggermente velati o alterati – continua nelle loro metamorfosi – per affinare l'emozione e fragilizzarne le risonanze talvolta sino al limite del silenzio. Questo ideale di trasparenza in Gervasoni, può indurre a disincarnare la materia, ridotta ad uno spettro fantomatico di giunzione con la quiete interiore e misteriosa di Emily Dickinson.
An, Animato ed Antiterra – legati da uno stesso prefisso – formano ora un ciclo nel quale un materiale comune viene sviluppato in termini di un effettivo strumentale sempre crescente a favore della corrispondenza che Gervasoni ama stabilire tra le sue opere. Ci sono sempre dei riferimenti poetici – Francis Ponge, Nabakov – che nutrono un discorso strumentale frammentato, rumoroso, proiettato ad irrompere nell'unità di un materiale sonoro come eroso dalle ripetizioni incessanti che fanno pattinare il movimento in una quiete ostinata ma come minata nel suo slancio.
La traeittoria di Antiterra è tale che l'energia primaria espressa dagli stridori luminosi dell'oboe è progressivamente minata dall'interno secondo un processo di decostruzione del materiale sonoro come attraversato dall'attrazione del nulla..
In Epicadenza, l'opera più recente e più sviluppata di questo album (2004),  Gervasoni si affida alle risorse infinite delle percussioni arricchite da un cymbalon, per cesellare le sue figure sparse, fluide e leggere: strato luminoso e risonante, sembra aspirare in un lento processo di emersione le sonorità lancinanti e velate, lontane ed inafferrabili del doppio trio archi e fiati: un mondo strano ed interiore che cattura l'ascolto, interroga, colpisce  e  spiazza, tutto in una volta.

Michèle Tosi




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